domenica 26 ottobre 2008

Voglia di pisolare un po'...

A chi non capita di queste mattine di non volersi alzare dal letto? Alle 07 fa ancora buio, o comunque il giorno ancora non vuol nascere, e il sole tarda a salire, a dare una parvenza di calore all'autunno che ormai ha rivestito delle sue gialle vesti i parchi brulli, le strade grigie, i tetti sospesi.
Se poi guardiamo fuori, contro le luci dei lampioni, e scorgiamo quei sottili stracci di tenue nebbiolina pervadere le vie, che ci nasconde e confonde i passanti, avvolti da poco in giacche più pesanti e investiti dai fari delle auto che sfrecciano stanche, la voglia di tornare nel letto e dormire, di posare di nuovo il capo sul cuscino e addio mondo, bentornati sogni. Rannicchiandosi quieti e lasciando sornioni che il giorno passi, senza che ci sfiori il pensiero del lavoro, della gente, del traffico, dei semafori odiosi, del tempo della noia che non passa mai.
E godere del piacere di poter fantasticare, senza la premura degli orari, e sembra intimamente che si realizzi quel recondito desiderio che le ore della notte, troppo brevi per le stanchezze dei nostri giorni, si dilatino dandoci un reale senso di pace e silenzio.
Vorrei coccolarmi nella leggera foschia della nebbia della mattina, acciambellato come questo gatto che ha perso la curiosità per il mondo, ma non per i sogni.
La nebbia, di Carl Sandburg.

La nebbia arriva
su zampine di gatto.
S'accuccia e guarda
la città e il porto
sulle silenziose anche
e poi se ne va via.

Ottobre, di Vincenzo Cardarelli.

Un tempo, era d'estate,
era a quel fuoco, a quegli ardori,
che si destava la mia fantasia.
Inclino adesso all'autunno
dal colore che inebria;
amo la stanca stagione
che ha già vendemmiato.
Niente più mi somiglia,
nulla più mi consola,
di quest'aria che odora
di mosto e di vino
di questo vecchio sole ottobrino
che splende nelle vigne saccheggiate.

Nessun commento: