giovedì 20 novembre 2008

Una gita a... Cattolica

Una gita a… Cattolica.
Nel nostro secondo viaggio lungo l’Italia vi porteremo in uno dei luoghi più belli della riviera romagnola: Cattolica. Posta all’estremo lembo della Romagna, dopo Riccione e Misano Adriatico, separata dalle Marche e dalla cittadina gemella di Gabicce Mare da uno stretto corso d’acqua, Cattolica può vantare di essere l’ultimo avamposto dell’Italia settentrionale della penisola, incastonata tra il mare, l’Appennino Tosco-Emiliano e il monte Titano sul quale svetta la città-stato di San Marino. Appartiene alla provincia di Rimini, costituita di recente dopo lo smembramento della vecchia provincia di Forlì, ribattezzata poi Forlì-Cesena.
Cattolica è un paese tutto sommato piccolo, ma che negli ultimi decenni ha conosciuto un notevole sviluppo: attorno alle vie principali nei pressi del mare (Via Dante, Via Fiume, Via Bovio) sono sorti residence, alberghi, negozi chic così come semplici gelaterie ristoranti e pizzerie, che hanno affiancato i locali storici della città. Se a ciò aggiungiamo le golosità di una realtà da sempre latrice di piatti da autentici buongustai e un’entroterra ricco di cultura e tradizione, oltre all’alta frequenza turistica – e variegata – che coinvolge l’intera struttura lungo la stagione estiva, ma già a primavera grazie ai primi ponti festivi, il gioco è fatto.
La piacevolezza di una passeggiata mattutina e serale lungo il viale che costeggia il mare, alleggerita dal soffio lieve del garbino, aiuta a smaltire le calorie accumulate dai sapori che si incontrano un po’ ovunque da queste parti, e come per la precedente gita a Malcesine, questo tour romagnolo vuole anche offrirvi qualche spunto culinario e turistico nel caso vi trovaste da queste parti.
Una vacanza di una settimana vi permetterebbe di godere delle molteplici realtà turistiche del circondario, e onestamente si consiglia una capatina nel periodo di aprile-maggio, quando ancora l’afflusso turistico non è ai picchi estivi. I ponti pasquali, della Liberazione o del Primo maggio sono l’ideale, ma a nostro avviso conviene sempre partire nelle date cosiddette “non sospette”, tipo un giovedì, e rientrare seguendo lo stesso criterio una settimana dopo. Se proprio ad aprile non potreste, non rimane che attendere lo sfumare del caos agostano e godersi qualche giorno di settembre, quando ancora comunque la città è viva e godereccia.
Partiamo in primis da Cattolica ed espandiamoci in seguito al territorio che la circonda. Alloggi: beh, molto bello è il Kursaal, quattro stelle, direttamente sulla spiaggia, o il Vienna, tre stelle all’angolo col lungomare. Personalmente noi si alloggia sempre nello stesso posto, per comodità, perché conosci le persone e instauri un bel rapporto: e si opta sempre per bed&breakfast, per evitare e spese eccessive e per non sentirsi vincolati a orari di pranzi, cene e quant’altro. E a tal proposito segnaliamo la pensioncina Boemia, piccola, senza pretese, ma molto accogliente. Tuttavia, per chi ricerca le comodità, nelle vie interne si possono trovare svariate soluzioni, da residence ad appartamenti in affitto, a stanze o alberghi.
D’obbligo, appena arrivati e messe giù le valigie, è la tappa dal gelataio più vecchio del paese, Pimpi, che produce a regola d’arte uno dei migliori gelati mai assaggiati in vita nostra: cremoso e saporito, nessun additivo, niente di industriale, una bontà unica. Ma è solo mezzogiorno, e lo stomaco emette i suoi giusti brontolii da orario di pranzo. Per cui, per uno snack sfizioso e veloce consigliamo la rosticceria …, che propone una marea di prodotti culinari caldi insuperabili: le classiche piadine con squacquerone e bieta, oppure con salumi, ma ancora polpette al sugo di pomodoro, verdure grigliate, pomodori gratinati, involtini, lasagne al forno, salsiccette, di tutto e di più.
In seguito ci aspetta la meritata e tanto sospirata pennichella, di rigore in spiaggia e la sera, se proprio non si vuol fare qualche chilometro per raggiungere Riccione o Rimini si potrà gustare un’ottima pizza allo Sfizio, un locale gestito da pizzaioli napoletani che sforna ogni giorno il prodotto principe di Napoli a livelli superbi. Favolosa la pizza Amalfi e quella fritta. Il dopocena è tutto per la passeggiata serale, gelatino e shopping qua e là, alla ricerca di qualche affare.
Il giorno dopo non si può perdere l’occasione della colazione alla pasticceria Millefoglie: straordinarie le pastine, e non parliamo degli stuzzichini salati. Poi giornale di rito e una gitarella fuori porta, magari a Gradara, a visitare la rocca: occhio agli orari delle visite! Di ritorno si può passare il ponte che separa Cattolica da Gabicce e, per stare leggeri che ogni tanto non guasta mai, andare a mangiare all’Insalateria del porto, dove puoi scegliere fino a 15 ingredienti coi quali creare la tua insalata personale. A prezzi modici, il che non guasta mai. Pomeriggio spiaggia di rigore, e la cena in un posto sfizioso, dove gustarsi prelibatezze da sbottono della cintura preventivo! A Saludecio, nell’entroterra cattolichino, la signora delle camere della Boemia gestisce col marito l’agriturismo Eby, un ambiente tipico dove volendo è possibile anche soggiornare, presentando ai suoi avventori nelle sale arredate con miriadi di particolari piatti semplici ma gustosi, alle volte un po’ bizzarri, come le rane impanate! Ma qui si gusta soprattutto la tradizione, dalle piade ricche di formaggi e salumi, ai ciccioli e ai prodotti della terra. Infatti il posto è inserito in un contesto biologico, che, per la gioia dei salutisti, si trova in aperta campagna, offre sulle tavole cibo di primissima qualità e lontano dalle logiche industriali. In più l’agriturismo gode anche della presenza di un piccolo zoo domestico dove ogni bambino avrà la possibilità di vedere e toccare con mano gli animali che in città non si vedono mai.
Di ritorno dalla cena salutista può risultare piacevole immergersi in un po’ di mondanità, e allora torniamo a Cattolica, a rinfrescarci con uno yogurt in Via Bovio o a una pausa caffè con pasticceria fine o una fetta golosa di torta presso Staccoli, nei pressi del municipio.
E’ già ora di andare a dormire, ma il giorno dopo vi aspetta una gita a Urbino, con le sue salite caratteristiche e il suo stile inconfondibilmente medievale, dove si può assaggiare la variante marchigiana della piadina, la crescia, da provare con i salumi salati della zona, lo squacquerone o la salsiccia. Se ancora le forze vi sorreggono dopo i vari saliscendi, potreste fare una capatina all’enclave di San Marino. Vi si accede, se come noi non possedete la residenza, parcheggiando dabbasso l’auto e salendo in funivia lungo le pendici del monte Titano. Spettacolari le vedute di una cittadina letteralmente arroccata sul fianco del monte, con tutta una sua storia che non manca di mostrarsi ad ogni angolo, attraverso scorci di paesaggio e scenari da fotografia, vicoli, balconate, piazzette, negozietti tipici. Ma occhio ai prezzi: anche se è considerata zona franca, esente da Iva, San Marino ha gli stessi prezzi se non più alti del circondario italiano.
Spiaggetta di rito al ritorno, un succo-granita di pompelmo ghiacciato sul lungomare e poi doccia, e verso le 19, previa prenotazione, si consiglia per godere un paio d’ore di lieta amenità coi compagni di viaggio di fare un salto all’osteria La Sangiovesa, in quel di Santarcangelo. di Romagna Al di là della semplice purezza del paesino, costruito nel suo borgo antico su una scalinata che porta ovviamente alla chiesa principale, Santarcangelo merita di essere ricordato anche per le svariate osterie che offre. Per voi – e anche per noi soprattutto! – abbiam sperimentato per l’appunto la Sangiovesa. Prezzi un po’ sostenuti, nulla di esagerato, ma va detto che la qualità, quella vera non costa poco. Tra antipasti, primi, secondi, contorni e dolci è un tripudio di sapori e di bontà, per tutti i palati e gusti. Se poi il locale è spazioso, arredato con gusto tipicamente rustico, ti sembra di pasteggiare dentro una di quelle locande di tanti secoli fa, sostando nelle sale con volti e muratura in laterizio, pervase dagli aromi di vino e di piada preparata e cotta al momento dalle sapienti mani di cuoche che, in bellavista, lavorano al pane romagnolo per eccellenza. E se per caso la malinconia vi prendesse di questo posto, sempre potrete portare con voi un ricordino, che sia una bottiglia di vino o un pacco di farina che quotidianamente qui viene lavorata, per sperimentare a casa le bontà assaggiate. E se siete ancora in forze, se lo stomaco non è troppo appesantito dalle squisitezze gustate, potrete decidere di passare una serata tranquilla passeggiando in quel di Riccione, tra vetrine alla moda e un po’ di movida, oppure dirigervi nell’originale e stravagante discoteca Classic Club di Coriano.
Da tener presente la Festa dei fiori, solitamente a cavallo dei primi di maggio, e la Saluserbe di Saludecio, o sagra delle erbe, che si tiene nel suddetto paesino snodandosi in vicoli e piazzette, con bancarelle di salumi, formaggi, piante, mieli, cioccolate, rimedi naturali, libri, e poi ancora spettacoli medievali e folklore: anche questo evento cade in primavera, precisamente l’ultima settimana di aprile.

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