domenica 5 aprile 2009

Scacciamo la crisi!

I media impazzano, sembra che facciano a gara a chi dà la peggior notizia: crollo delle borse, ristagno economico, calo dei consumi, risparmiatori allo sbando, politica incapace di trovare soluzioni valide, tutti a confidare in Obama (ma chi è? Il Messia???), consigli per gli acquisti, crisi su crisi, non se ne uscirà mai, la peggiore dal '29, forse addirittura pari al '29! E giù speculazioni, cassa-integrati, licenziati, mobilitati, col culo a mollo in attesa di un rinnovo di contratto che la "crisi" tarda a far arrivare.
Questa crisi, quanto se ne parla, quanto se ne straparla. In ogni angolo di strada vediamo la crisi: negozi in fallimento, gente disperata, debiti non voluti (per chi ancora li ha) impossibili da ripianare, debiti che chi li vorrebbe (un piccolo fido, niente di che, appena 2000 euro, per sconfinare sul conto e pagare la rata della macchina, sennò me la pignorano e ciao, chi glielo dice a mia moglie...?) se li può sognare e nulla più, tanto le banche si stanno impegnando a mantenere rigore e austerity, in barba ai proclami del governo: "Dovete spendere, dovete rimettere in moto l'economia!!", strepita il buffo barzellettiere Berlusconi! Niente fidi, niente conti scoperti, niente deroghe, o nei limiti imposti unilateralmente dalla banche o si è fuori: conti chiusi, conti a rientro, conti a sofferenza, e le piccole aziende che insorgono e piangono, ultima fiammata prima di scomparire nel libro nero dei fallimenti, degli operai lasciati a casa, delle famiglie che non vedono ormai più la terza settimana del mese e son costretti a sacrifici inumani o, peggio del peggio, a finire nelle reti degli usurai aguzzini. E s'innesta il solito circolo vizioso, all'anima dei buoni consigli dei "saggi" del Paese.

A fronte di questo crogiuolo di confortanti news, la gente però non si rende conto che gli stipendi - ovviamente per chi ancora li ha - sono i medesimi di 4-5 mesi fa, il costo della vita non è mutato, anzi, la benzina costa pochissimo rispetto ai record di fine 2008, e molti beni di consumo, soprattutto di prima necessità, vedono i prezzi stranamente congelati.
Inoltre va detto , tanta gente i soldi li ha, e spende e spande nelle cazzate: viaggi, ai Tropici che le agenzie non hanno mai rilevato un afflusso del genere, auto di lusso, I-phone, ultimo modello cellulari che a momenti ti stirano anche le maniche della camicia e ti spazzano casa, il superfluo fondamentalmente: ed è la stessa gente che fatica invece a tenere in piedi coi propri soldi le piccole imprese, rinunciando a pizze, birre, uscite e quant'altro, come se fosse peccato investire anche nei piccoli piaceri della vita. Molti invece che non dispongono di liquidità tirano la cinghia un anno per poi tuttavia dilettarsi in spese del genere, per essere alla moda, per rispettare i ritmi del mercato delle novità, delle new entry che fanno tanto status.

Giuro, non capisco. Le strade alle 10 di sera sono vuote, la gente si chiude a casa davanti alle televisioni a bearsi della tragedia in diretta, a crogiolarsi in una patetica autocommiserazione, e il giorno dopo al mercato, nei bar, negli uffici pubblici, per strada, nei negozi, tutti a piangersi addosso che c'è crisi, che si fatica a tirare a fine mese: però ho il Suv! Però i ristoranti scoppiano di gente! Però son appena tornata da due giorni a Barcellona! Però ho già in mente che due settimane al mare non me le toglie nessuno ad agosto! Ma se chiedi a loro di andare, che so, al cinema, a bere una bibita al bar, a visitare un museo, a comprarsi un paio di mutande, allora i soldi non li hanno mai. I finti morti di fame, che infamano chi realmente non riesce a tirare a fine mese.

Crisi: deriva dal greco krìno, che significa mi piego, recedo, involvo, mi chiudo. Ci stiamo chiudendo, ma più che un concetto fisico il termine greco indica un qualcosa di mentale, un'involuzione psichica, una chiusura cerebrale, un elettroencefalogramma piatto che, a braccetto con l'accidia, l'indolenza, lascia i nostri corpi in un limbo di dolore dal quale non si riesce - o il più delle volte non si vuole - uscire: zero evoluzione, eterno ristagno. Io credo che ci sia la crisi, ma che se ne stia facendo un affare di stato, ingigantendo il problema. La sicurezza e la forza interiore sono virtù rare, l'ottusità invece dilaga come un fiume che ha rotto gli argini, e io, allo stadio attuale della follia, non credo più a una parola: una crisi voluta dalle banche, sempre pronte ad incassare denaro e mai ad elargirlo, finanziando così private e imprese, con la compiacenza delle alte sfere della politica che giocano a Risiko coi destini di quasi 60 milioni di individui (e parlo solo del mio Paese) e di una società che ha le lacrime in tasca, rinfocolata ogni piè sospinto dai media (muore qualcuno, colpa della crisi! Scoppia un incendio, colpa della crisi! Furto in una gioielleria, colpa della crisi! E via dicendo!), accettata passivamente da tutti con una volontà irrimediabile del fato... No, non l'accetto, sono stanco di sentire sempre lo stesso coro di voci, false e pretenziose soprattutto.
La crisi è comoda, molti ci sguazzano e ci si adagiano, speculando sui guai altrui, inscenati ad arte ma avvertiti come reali. Noi non dobbiamo esser comodi. Dobbiamo sforzarci di vedere al di là dell'ostacolo, altrimenti non ne usciremo mai. E saremo sempre attori di un film già visto, orchestrato da altri, in cui le nostre personalità, le nostre dignità, saranno sempre schiacciate e avulse dal nostro reale sentire.

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