Intervistatore:
Ciao, Emiliano. Tocca a te adesso! Sei pronto per l’intervista?
Emiliano:
Oddio, speriamo di sì!
Intervistatore:
Bene. So che hai da fare in cucina, vedo Pina che mi fa segno di sbrigarmi. Sarò celere, almeno ci proverò. Innanzitutto di dove sei, quanti anni hai, etc. etc.. Insomma, presentati brevemente.
Emiliano:
Beh, mi chiamo Emiliano, ho 28 anni, li faccio il primo di aprile, sono del segno dell’Ariete (qualcuno di voi dirà che si vede…). Sono nato a Verona e vivo tuttora a Verona. Lavoro attualmente in banca, non so fino a quando, spero ancora poco considerato che l’ambiente non è dei migliori, e dividersi su due fronti con doppio lavoro, là a Verona e qua al bar, è un po’, come dire, faticoso.
Intervistatore:
Che fai nel tempo libero, Emiliano?
Emiliano:
Nel tempo libero, quel poco che mi rimane, faccio palestra, cucino quando ho voglia di sperimentare, leggo, guardo la TV. Niente di che. Ultimamente ho molto limitato le uscite serali, arrivo alle dieci di sera che son letteralmente KO. Non male per aver appena 28 anni, no? Ahahahah!!! E gli amici mi danno per disperso, tant'è che ormai non mi chiedono nemmeno più di andarli a trovare o di organizzare un'uscita...!
Intervistatore:
In effetti, ma è anche da comprendere dato lo sbattimento, chiamiamolo così. Mi è giunta voce che sei laureato? In cosa se posso?
Emiliano:
Nel 2003 mi son laureato in Discipline dell’arte, della musica e dello spettacolo al Sacro Cuore di Brescia, vecchio ordinamento. Gli anni più belli della mia post-adolescenza. Anche se non mi son serviti a un cazzo dal punto di vista lavorativo. La vivo come un arricchimento personale, si dice così no?
Intervistatore:
Come mai lo consideri il periodo migliore della tua vita?
Emiliano:
Mah, è stato il periodo in cui mi son tirato fuori. La lontananza da casa, sebbene facessi il pendolare, mi ha fatto crescere e responsabilizzato: ho conosciuto un casino di gente, prevalentemente da Brescia, Bergamo e Milano, e sono nati subito dei confronti e dei dialoghi costruttivi. Io amo molto il dialogo, e abbiamo costruito un bel gruppetto, un dejà vù della vecchia compagnia delle superiori. Solo forse più maturi. E poi vuoi mettere la vita dell'universitario, eheh?
Intervistatore:
Immagino! Hai qualche ricordo in particolare che ci vuoi raccontare?
Emiliano:
Ne avrei troppi da raccontare, ti toccherebbe restar qui fino a dopodomani. Te ne snocciolo qualcuno dai, ti rubo poco tempo.
Mi ricordo che nel maggio del 2000, appena terminate le lezioni a maggio, io e due miei compagni siamo andati al Castello che sovrasta Brescia a studiare, con sotto in città il Giro d’Italia che passava. Bellissimo! Il sole era caldo al punto giusto, noi svaccati sull’erba, di lì a poco ci aspettava una cena ad hoc allo Spaten di Bagnolo tutti insieme. Una pace provata poche volte in vita mia.
Un altro aneddoto risale invece a qualche mese prima, penso marzo se non ricordo male: avevo preparato un esame allucinante, la parte generale di Letteratura italiana moderna: avevamo una ventina di libri da leggere e studiare, pazzesco…! Mi ricordo il cagotto che avevo quella mattina, del nostro gruppo ero il primo a dare un esame. Alcuni miei colleghi mi aspettavano fuori dalla stanza, e quando uscii e urlai “Ventinoveeeeeeeeeeee!!!!” tutti mi saltarono addosso, un casino allucinante! Mauro, il mio migliore amico, uscì dalla lezione di Storia della musica, e giù di abbracci, e cosa ti hanno chiesto, hai visto che ce l’hai fatta… Robe così! Eccitantissimo! Non parlammo d’altro tutto il resto del giorno!
Un ultimo aneddoto, se permetti, risale al 04 luglio del 2000, che ribattezzai il giorno dell’indipendenza da Bona Castellotti, il saccente insegnante di Storia dell’arte moderna. Io e Rita, che conobbi meglio quel giorno in occasione dell’esame di Arte moderna, andammo a pranzo insieme alla mia compagnia dell’università. Io a tavola sparlai a più non posso di una ragazza che m’era stato raccontato, era una spiona che sapeva tutto di tutti, docenti compresi! E chi era? Ritaaaaa!!! Io sepolto di vergogna, tra le risa generali, ma da lì nacque una splendida amicizia, indimenticabile. Ecco, basta, ho finito!
Intervistatore:
Bene. Carino l’excursus sul tuo passato universitario, ma ora veniamo a noi. Laurea artistica, lavori in banca, hai preso in gestione un bar: tutte cose diverse. Follia o sei semplicemente eclettico?
Emiliano:
Mah guarda, riguardo l’università ti dico che è stata una scelta dettata dal piacere: ero a un bivio: o Scienze motorie o D.a.m.s.. Per quanto riguarda invece la banca tutto nasce da un’esigenza molto semplice: la volontà di autonomia dalla mia famiglia, la voglia di uscir di casa e di aver quattro soldi da parte… Che a 27 anni era doverosa, sebbene confesso che l'avevo maturata già prima come idea. E’ capitata l’occasione e l’ho colta al volo. Sul bar invece concordo sulla follia! Ahahahah!!!
Intervistatore:
E' un lavoro come un altro, anche se comprendo l'aspetto folle dell'investimento, in termini soprattutto di riassetto della tua vita, privata e non. Ma perché un bar, e perché proprio a Vicenza?
Emiliano:
Il bar è stata una via obbligata per certi versi. Vedi, io amo mangiare bene, e sulla spesa per il cibo non faccio la cresta, che sia per me o per il bar. Amo mangiare bene e amo far da mangiare, soprattutto farlo bene, o almeno ci provo. Quando vado a mangiare una semplice pizza o in un ristorante io personalmente i cibi li gusto, li assaggio, non li ingoio come un'idrovora, senza la benchè minima coscienza di quello che ho nel piatto. Ci provo a capirli, a cercare di scoprire gli ingredienti, a rifare a casa la stessa pietanza. Vedi, credo che tutti noi siamo coscienti di quanto si mangi male oggigiorno, e soprattutto quante cose di qualità scadente ci ritroviamo nei banchi frigo dei supermercati e centri commerciali che bazzichiamo, e di conseguenza nei piatti la sera a cena. Io non rinnego l’industria, da bambini ci abbiamo sguazzato in lungo in largo, e anche adesso, a farci caso: merendine, gelati, patatine, stronzate varie. Dico solo che non è il massimo, che con uno sforzo in più si può mangiare meglio: un sugo fatto in casa è centomila volte meglio di un sugo pronto. Così come i biscotti, magari vengono un po’ storti o lievemente bruciacchiati se li fai tu, ma vuoi mettere il sapore, la bontà? Ecco perché cerchiamo io e Bruno di scegliere innanzitutto delle valide materie prime per preparare le pietanze che serviamo, e laddove non si può evitare l’industria cerchiamo le migliori qualificazioni a riguardo, seguendo filiere produttive che conosciamo. Gli effetti di ciò si possono vedere nei nostri menu e direttamente sulle tavole dei clienti.
Quanto al fatto di aver scelto Vicenza ti posso dare una risposta duplice: io e Bruno si cercava una via di fuga da Verona, per motivi se ci pensi marginali, ma che io spirito libero consideravo e tuttora considero vitali. Verona è una città ad alto potenziale, che però ultimamente è diventata un po’ troppo proibitiva: troppi divieti, vivibilità pessima per traffico e lentezza nelle migliorie a servizi e infrastrutture, oltre ad una strisciante politica ambigua della giunta, a tratti imbarazzante. Eravamo diventati insofferenti alla città ormai. Vicenza è una sfida: è una realtà piccola, provinciale come Verona, ma sembra che l’aria sia più respirabile, in tutti i sensi. E poi comunque eravamo disposti anche a molto peggio: ti dico solo che meditavamo di raccogliere in gestione un locale a Jesolo…!
Intervistatore:
Addirittura! Coraggiosi!
Emiliano:
Sì, ma lì ho tirato io indietro la carretta...! Eheh!
Intervistatore:
Posso capire. Ho fatto più o meno la stessa domanda a Bruno quando è toccata a lui la tortura dell’intervista: che cosa ti ha fatto pensare che questo fosse l’occasione giusta, e perché proprio Bruno come partner per quest’avventura?
Emiliano:
Guarda, io fino all’ultimo ero assai restio nel lanciarmi in questa cosa, non immaginavo minimamente come avrei potuto e saputo gestirla. Abituato al solito tran-tran mi son ritrovato catapultato in un ruolo tutto nuovo: sai, un conto è far da mangiare a casa propria, sbattersi al massimo per il cenone della vigilia di Natale, con quattro amici che se sbagli qualcosa finisce in due risate, un conto è invece che quello che cucini vada sulle tavole di clienti paganti, con tutti i rischi correlati: piacerà, apprezzeranno le novità che porterò, sarò capace di star dietro a tutte le richieste? Cose così insomma, pratiche diciamo. Il fatto poi di avere di fianco Bruno, forte della sua pregressa esperienza a Milano, mi ha convinto - a fatica, eh, non pensare sia stata una passeggiata per lui convincermi! - a mollare il colpo.
Bruno inoltre credo abbia tutte le qualità per poter reggere l’urto del passaggio dal lavoro dipendente al lavoro in proprio: è determinato, caparbio, innovatore, curioso, sa mettersi in gioco, e io onestamente credo in lui. Tutte queste cose, oltre ovviamente alla profondissima amicizia e stima reciproca che ci lega, hanno svolto il ruolo decisivo nella scelta. Credo che con nessun altro mi sarei buttato così, a occhi chiusi. La fiducia è tutto in questo genere di investimenti.
Intervistatore:
Infatti, su queste cose non esiste un rischio calcolato: puoi ridurre gli impatti, attutirli, ma è sempre un azzardo.
Emiliano:
Esattamente. A posto così? Posso andare? Non so quanto ho parlato, ma credo tanto, troppo per chi ci leggerà poi. Bruno dice che sono prolisso: credo abbia completamente ragione
Intervistatore:
Ma no, via, è un piacere fare due chiacchiere, no?
Emiliano:
Certo, ma quando è troppo e troppo! Volo. Un saluto a tutti! Magari ci si ritrova per un altro paio di domande più in là, chi lo sa!
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