sabato 18 aprile 2009

Aprile

Aprile è voglia di una carezza, di un sole più amico, che riempia l’aria degli odori dei boschi, dei muschi, dei pollini, giacchè i fiori son sbocciati o timidamente fanno capolino tra le macchie di neve sui monti. Aprile è la considerazione che hai di me, di un bacio che mi ha sfiorato quando a occhi chiusi tendevo le labbra ai raggi del sole che s’inframezzavano coi rami imperlati di gemme.

Aprile è freschezza il mattino, che quasi non vorresti uscire, e senza maniche ti corre un brivido sulle spalle, ma è placido tepore allo zenith, che la vista s’abbaglia e il cielo sgombro di nubi si tinge di un blu oceanico. Aprile è la pioggia che arriva improvvisa come l’ombra di un ladro, ratto e furtivo, coperto dalla luce che inganna e distoglie; è una cascata di petali d’acqua, che generano altri petali, in un ritmo sfrenato di colori e odori. Aprile è la notte che scende lieve, come un manto che da azzurro si tinge di tinte via via più rosate, fino al rosso e al violaceo, culminando nel nero di stelle. Tardano a venire le notti d’aprile, che pare tu debba aspettarle ogni giorno sempre di più, tanto si fanno desiderare.

Aprile è un viaggio che vorresti cominciare per finire solo quando la terra diviene brulla e inospitale, un volo d’uccello planare per godere di onde spumose e tiepide correnti. E’ una corsa a perdifiato in campi di sole e grano che fiorisce, tra terre umide di notte, trapunte di ciuffi d’erba ridente, che ad ogni passo sbuffano di lieti soffioni.

Aprile è quel lieve sonno giocoso e colmo di sogni che ti prende in ogni momento, e dormiresti su di un dirupo con le gambe pencolanti, certo che l’aria e le nuvole ti sosterrebbero in volo se cadessi.

Aprile è la risata argentina di una bambina con le trecce e gli occhi gonfi di gioia, che intreccia collanine di fiori e margherite, adornando statue inventate di divinità agresti.

Aprile è Dio che ha toccato col proprio tallone una terra addormentata, destata con cristiana solerzia, è una fronte febbricitante quietata di spasmi e sofferenze, è rinascita e pietà.

Aprile sei tu, che mi ami e lo dici quasi sbeffeggiandomi, celandoti dietro alberi o sogni, che quasi mi perdo e ti perdo, che forse non ci sei o non ti ho sentito bene, o sei dentro me e sento solo l’eco delle tue parole fedeli e continue.

Aprile sono io, che chiedo e do per scherzo, che gioco con specchi lucidi di pioggia, che ti cerco e ti guardo, sempre presente nelle foglie e nelle gemme smeraldine dei tuoi occhi curiosi, che gioco nel vento e osservo i giorni che passano, e passiamo anche noi.

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