mercoledì 28 gennaio 2009

Per non dimenticare.

Gli anni passano che neanche ce ne accorgiamo, e se ci volgiamo indietro una storia lunga millenni si dipana: il genere umano ha saputo compiere un cammino lunghissimo, accidentato il più delle volte, puntellato di grandiosi eventi che hanno saputo elevare l'uomo a rango di essere intelligente, capace di plasmare la natura in armonia con essa, a disastri e sfaceli inauditi, dove crudeltà ed efferatezza sono andati a braccetto, a discapito di milioni di vite e di equilibri ancestrali.

Una vita ci separa dal lontano 27 gennaio 1945, quando le truppe sovietiche entrarono nel campo di concentramento di Auschwitz e trovarono l'inferno in terra. 64 anni, tanti a dire il vero, che hanno lasciato tuttavia un traccia che lentamente sta sbiadendo, tra revisionismi e mistificazioni, tra infamie e oblio. Certe pagine di storia, secondo i dettami dei detrattori della verità, andrebbero censurate, ridimensionate, ma come si può, mi chiedo, ridimensionare un eccidio senza pari, che ha coinvolto nella migliore delle ipotesi 13 milioni di individui, brutalmente e metodicamente assassinati per le loro convinzioni politiche avverse al nazifascismo (oppositori, comunisti, democratici), per la loro appartenenza etnica (slavi, rom, zingari), per il credo religioso (cristiani, testimoni di Geova), per il loro orientamento sessuale (gay e lesbiche), per il fatto di essere dei prigionieri di guerra o persone diversamente abili. Nel peggiore dei casi la cifra raggiunge i 19 milioni di morti, cui vanno aggiunti una trentina di milioni di uomini, donne, bambini e anziani uccisi durante la guerra nelle loro città, nei loro letti, durante gli assedi o i bombardamenti.
Un olocausto senza precedenti, se si pensa che il responsabile è stato l'uomo, o la sua forma più aberrante.

Io provo vergogna, una vergogna indecifrabile, per un decennio che il genere umano non avrebbe dovuto conoscere, ma che purtroppo ha fatto proprio nel peggiore dei modi.
La Giornata della memoria, istituita il 27 gennaio, serve proprio per ricordare quanto avvenuto nei famigerati campi di sterminio a coloro che si ostinano a negarne l'esistenza, a coloro che inneggiano a Mussolini o a Hitler come ideologi di una nuova era: bugie, infamie, disgraziate e aberranti affermazioni, indegne di che è nato in una democrazia, imperfetta, ma pur sempre una democrazia.
Pochi sono i reduci da quell'assurda esperienza, pochi possono dirsi salvi dal braccio letale di Auschwitz-Birkenau, Treblinka, Mauthausen, Chelmno, Buchenwald, Bergen-Belsen, nomi dal suono cupo e mortifero. Pochi possono dirsi salvi dal tempo che li ha lentamente uccisi, pochi hanno avuto la forza di far riaffiorare gli orrori di quei giorni, le sevizie, i lavori forzati al gelo, il cibo scarso, lo svuotamento psichico, le barbare uccisioni dei compagni di prigionia. Pochi purtroppo sono stati disposti ad ascoltare le flebili voci che la terra e l'aria di quelle zone maledette esalavano. Molti purtroppo coloro che ignorano tutto, che ironizzano quelle sorti disperate, che esaltano le stragi e i genocidi, che non sanno parlare ma solo dar fiato alla bocca, per un semplice sentito dire. Molti devono ancora imparare, a così breve distanza di anni, cosa significano i valori di umanità, libertà e diversità. Soprattutto tra i più giovani, che tendono a sminuire e a far propri atteggiamenti degni di quell'età infausta. Perchè ricordare fa male, ma sostiene il valore del genere umano per gli alti scopi per cui è su questa Terra, tra i quali non figura l'uccidere.

Qualche titolo di film da vedere e qualche libro da leggere, perchè il sapere a riguardo non basta mai a quanto pare: tra le pellicole come non citare Schindler's list di Steven Spielberg, Paragraph 175 di Rob Epstein, La vita è bella di Roberto Benigni, Jona che visse nella balena di Roberto Faenza e La settima stanza di Marta Meszaros.
Tra i libri cito L'amico ritrovato di Fred Uhlman, La variante di Lüneburg di Paolo Maurensig, ovviamente il Diario di Anna Frank, La tregua e Se questo è un uomo, entrambi di Primo Levi, Il giardino dei Finzi-Contini di Giorgio Bassani e Homocaust di Massimo Consoli.

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