Un lampo di fulgido colore, un tourbillon di Chanel n.5, svolazzante come quel suo boa screziato di piume gialle di struzzo, avvolta in un timido vestito leopardato e una giacca corallo, i suoi brillanti occhi verdi incorniciati da una dimessa chioma rosso fuoco, trucco acqua e sapone, ninnoli e ammenicoli e bijoux vari, calze a rete d'ordinanza, bocchino alla Marlene Dietrich che fa molto anni Trenta, ed ecco comparire dal nulla la sorella disgraziata di Emiliano: Marisa!
Quella squinternata, uscita dal manicomio di Vicenza, nascosta com'era nei recessi dei reparti, chissà come è riuscita a camuffarsi e a fuggire dalle maglie dei controlli, chissà sotto quali mentite spoglie ha celato i suoi lunghi crini ignei e quelle tette da paura.
Un po' zoccola lo è sempre stata, ma l'altra sera, saputo quasi per caso da un cererino di passaggio allo psichiatrico, lo ha ammaliato con le sue arti amatorie dopo aver sentito notizia che suo fratello aveva rilevato uno storico locale in zona. Corrotto l'agente gli ha spento la sigaretta del bocchino nell'occhio e rifilato una ginocchiata nei paesi bassi, e con quelle quattro cose che aveva nella sua stanzina se n'è partita per la città, braccata da camionette antisommossa della polizia. E' approdata intorno alle 22 al locale del fratello, cercando di attirare fin da subito le attenzioni degli avventori, e a nulla è valso il tentativo da parte di Emiliano di farla ragionare. Dopo essersi fatta palpeggiare, pastrugnare e deridere tutta la sera, ha racimolato sufficienti numeri per riempire la rubrica di telefono di Vicenza dalla A alla L quantomeno, e più o meno sincere promesse di matrimonio o semplicemente di una botta e via.
Marisa ha un pregio, che è spontanea: tu neanche te ne accorgi, ma ti ritrovi una mano piazzata sul pacco in mezzo alla calca dell'ingresso e non sai chi possa esser stato: spicca lei, con quel suo viso sbarazzino e i capelli di fuoco come le sue labbra carnali e quel neo che fa molto Cindy Crawford de note, ma non puoi esserne sicuro al 100%. Lei è così, una tempesta ormonale in piena regola, che fa e disfa a proprio piacimento, infedele per natura, fedele solo al suo insano e smodato desiderio. Eppure è di una dolcezza infinita, basta vederlo in quello sguardo da alcolizzata persa!
Dopo mille suppliche e sotto la velata minaccia di chiamare i pulotti, la bella s'è volatilizzata, e preghiamo Iddio che non metta più piede al locale, dopo tutto quello che ha combinato. Già tremiamo al sol pensiero, ma avvertiamo una sensazione fastidiosa, che costei possa ritornare un giorno o l'altra, magari non troppo in là nel tempo. C'è di che aver paura...
Quella squinternata, uscita dal manicomio di Vicenza, nascosta com'era nei recessi dei reparti, chissà come è riuscita a camuffarsi e a fuggire dalle maglie dei controlli, chissà sotto quali mentite spoglie ha celato i suoi lunghi crini ignei e quelle tette da paura.
Un po' zoccola lo è sempre stata, ma l'altra sera, saputo quasi per caso da un cererino di passaggio allo psichiatrico, lo ha ammaliato con le sue arti amatorie dopo aver sentito notizia che suo fratello aveva rilevato uno storico locale in zona. Corrotto l'agente gli ha spento la sigaretta del bocchino nell'occhio e rifilato una ginocchiata nei paesi bassi, e con quelle quattro cose che aveva nella sua stanzina se n'è partita per la città, braccata da camionette antisommossa della polizia. E' approdata intorno alle 22 al locale del fratello, cercando di attirare fin da subito le attenzioni degli avventori, e a nulla è valso il tentativo da parte di Emiliano di farla ragionare. Dopo essersi fatta palpeggiare, pastrugnare e deridere tutta la sera, ha racimolato sufficienti numeri per riempire la rubrica di telefono di Vicenza dalla A alla L quantomeno, e più o meno sincere promesse di matrimonio o semplicemente di una botta e via.
Marisa ha un pregio, che è spontanea: tu neanche te ne accorgi, ma ti ritrovi una mano piazzata sul pacco in mezzo alla calca dell'ingresso e non sai chi possa esser stato: spicca lei, con quel suo viso sbarazzino e i capelli di fuoco come le sue labbra carnali e quel neo che fa molto Cindy Crawford de note, ma non puoi esserne sicuro al 100%. Lei è così, una tempesta ormonale in piena regola, che fa e disfa a proprio piacimento, infedele per natura, fedele solo al suo insano e smodato desiderio. Eppure è di una dolcezza infinita, basta vederlo in quello sguardo da alcolizzata persa!
Dopo mille suppliche e sotto la velata minaccia di chiamare i pulotti, la bella s'è volatilizzata, e preghiamo Iddio che non metta più piede al locale, dopo tutto quello che ha combinato. Già tremiamo al sol pensiero, ma avvertiamo una sensazione fastidiosa, che costei possa ritornare un giorno o l'altra, magari non troppo in là nel tempo. C'è di che aver paura...
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