Calendario Arcaico Romano: Septembris era il settimo mese del calendario e contava 31 giorni.
Calendario della Repubblica Romana: Septembris era il settimo mese del calendario e contava 29 giorni.
Calendario Giuliano: Septembris era il nono mese del calendario e contava 31 giorni.
Calendario Augusteo: Septembris era il nono mese del calendario e contava 30 giorni.
La tradizione romana dedicava questo mese a Vulcano, dio del fuoco e della lavorazione dei metalli, protettore del focolare.
Per gli ebrei Elùl (dal babilonese Ululu), dodicesimo e ultimo mese del calendario, dura 29 giorni e il primo del mese non può cadere martedì, giovedì o sabato, va da Agosto a Settembre, mentre Tishrì (il nome deriva dall'accadico Tashritu o dall'aramaico Sharè entrambi con il significato di "principio") è il primo mese dell'anno cronologico (è il settimo mese dell'anno religioso o delle ricorrenze festive), ha 30 giorni e va da Settembre a Ottobre (il nome babilonese era Tashritu).
Il primo giorno del mese di Tishrì non cade mai di domenica, mercoledì o venerdì; in questo mese cadono le ricorrenze di Rosh Ha-Shanà (Capodanno), I dieci giorni penitenziali, Yom Kippur (il giorno dell'Espiazione), Sukkoth (Festa dei Tabernacoli), Oshanà rabbà, Sheminì Azzeret, Simchàth Torà.
Per i musulmani Rajab è il settimo mese del calendario, conta 29 giorni e va da Agosto a settembre, mentre Sha'ban, ottavo mese, dura 29 giorni e va da Settembre a Ottobre.
Rajab è uno dei mesi sacri in cui ogni azione ostile è proibita.
Per i persiani Shahrivar, sesto mese, dura 31 giorni e andava da Agosto a Settembre, mentre Mehr, settimo mese, aveva 30 giorni e andava da Settembre a Ottobre.
Per i celti Edrinos (tempo delle emissione delle sentenze) durava 30 giorni e andava da Agosto a Settembre, mentre Cantlos (tempo delle canzoni), dodicesimo e ultimo mese del calendario celtico, andava da Settembre a Ottobre e contava 29 giorni.
Anche i pellerossa d'America adattarono il computo dei mesi al sistema importato dai pionieri, ma i loro mesi erano legati alla vita della luna e, naturalmente, ogni popolo aveva nomi propri per i mesi dell'anno: secondo la testimonianza di Alce Nero, del popolo Lakota, era: Luna quando ai vitelli cresce il pelo. Per gli indiani Chippewa e Ojibwa era: Luna delle Foglie che cambiano il colore.
Durante la Rivoluzione Francese il periodo che andava dal 18 Agosto al 21 Settembre prese il nome di Fructidor (Fruttidoro), mentre quello che andava dal 22 Settembre al 21 Ottobre fu chiamato Vendémiaire (Vendemmiaio) ed era considerato il primo mese dell'anno, quindi il giorno 22 Settembre si festeggiava il Capodanno rivoluzionario.
Nel Medioevo Settembre era rappresentato da un gruppo di persone intente alla vendemmia.
Nell'antica Grecia in Settembre si celebravano feste in onore di Demetra, dea greca delle messi (più tardi identificata con la dea latina Cerere).
Le giornate si accorciano, la temperatura dell'aria si rinfresca, si approssima la stagione autunnale e l'Equinozio d'Autunno, la natura si prepara al suo lungo sonno, le radici bevono avidamente gli ultimi raggi di sole attraverso le foglie che ancora per poco offrono riserve di energia. Settembre è il mese dei colori , dei profumi, degli ultimi frutti estivi.
Proverbi:
Un settembre caldo e asciutto maturare fa ogni frutto.
A settembre chi è esperto non viaggia mai scoperto.
in settembre senti tonare tini e botti puoi preparare.
Di settembre l'uva rende e il fico pende.
Pioggia in settembre poco acquista e nulla rende.
Aria settembrina, fresco la sera e fresco la mattina.
Santa Croce pane e noce. Per San Michele l'uva è come il miele.
Poesia del mese: I pastori, di Gabriele D'Annunzio (1863-1938).
Settembre, andiamo. E' tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.
Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natía
rimanga ne' cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.
E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!
Ora lungh'esso il litoral cammina
la greggia. Senza mutamento è l'aria.
il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquío, calpestío, dolci romori.
Ah perché non son io cò miei pastori?

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