Noi si gira spesso per locali, alla ricerca di particolarità da importare al Gallo, ma spesso e semplicemente per gustare qualcosa di diverso dal solito, per non dover magari spignattare in casa dopo una settimana di cucina al bar. Ogni tanto ci vuole uno stacco dal solito tran-tran di tutti i giorni e, se si può, che male c'è abbandonarsi al sottile piacere di esser serviti nel ristorante o nella pizzeria preferiti, coccolati da sapori nuovi o tradizionali, rilassandosi un paio d'ore a dispetto della frenesia del quotidiano?
Di locali ne ho personalmente girati diversi, di pietanze ne ho gustate altrettante, di tutte le latitudini, e ho affinato così i miei gusti, concedendomi il lusso di conoscere sfumature della cucina fino a quel momento a me ignote.
Ma come per tutte le cose, sovente il meglio l'abbiamo sotto portata di mano, a poche centinaia di metri da casa, e nulla varrebbero i chilometri che saremmo pronti a percorrere per raggiungere quel tal posto dalla nomèa particolare o quell'altro locale di grido se raffrontati con quell'apparente e insignificante locandina sotto casa. Non so voi - ma non credo mi possiate smentire -, ma in questo genere di locali si mangia da Dio, spesso gratis, e si sta da Dio. Parlo del notissimo ristorante "della nonna"!
Oggi son due anni che la mia nonna non c'è più, e stasera, passeggiando solo soletto per strada, mi son ritrovato a riflettere sul peso di quest'assenza irreparabile: tanti sono i ricordi, certamente, ma quando si ha a che fare con la morte, chi l'ha sperimentato, sa che certe cose non tornano più, e che i ricordi da soli il più delle volte, se non sempre, non bastano... Sembra retorica, ma è così.
Beh, dicevo, passeggiavo e pensavo a episodi della mia infanzia, fino a pochi anni fa: mi sono accorto che da quando ero piccino io ho spesso pranzato o cenato in questo "ristorante", aperto ad ogni ora, per me, per le mie esigenze di nipote, dalle più serie e indispensabili alle più frivole e vezzose.
Da piccino ricordo che tornavo dalle elementari e aspettavo che tornasse il nonno, e mi nascondevo sotto la tavola già apparecchiata per fargli uno scherzo, mentre mamma e nonna cucinanavano, una pasta con uno sugo di pomodoro o un ragù di carne che non ho più assaggiato in giro, ma che riconoscerei fra mille se avessi modo di gustarne un'altra sola forchettata...
E poi mi vengono in mente i giorni delle medie e le superiori, quando rientrando da scuola mi ritrovavo il menu concordato il giorno dopo: salsicce, patatine fritte, i sofficini, la pasta, il riso col tastasàl, l'insalata... Il tutto condito con un dolce sorriso, con le premurosità uniche di una nonna, che sapeva perfettamente che olio usare, quanto sale mettere, quando condimento nella pasta dosare, quante patatine friggere, cosa comperarti al super... Io sono stato viziato, viziato all'amore, e ora che mi manca quest'importante tassello sono arrabbiato e rattristato, perchè vorrei poter godere ancora di certi privilegi, di quelle coccole mai finite, di quel sogno da cui mi son dovuto svegliare... E immaginare che, dopotutto, forse è solo un incubo durato il battito di ciglia di due lunghi anni, che la sveglia sta per suonare, e che arriverà Carmelo dell'Eismann e la nonna mi comprerà i fagottini agli spinaci, o le mini viennette alla panna, o quel gelato particolare che mi mandava in visibilio...
Non ho smesso nemmeno all'uny di andare a mangiare dalla nonna, anche quando non stava bene, anche quando aveva la badante che pur faceva bene da mangiare, alla moldava qualche volta. E nonna e nonno mangiavano di gusto, e io pure, perchè loro li sentivo vicini, facevamo comunella con i nostri battibecchi, le chiacchiere, i silenzi: eravamo una splendida famiglia. Ora mi rimangono un pugno di foto, ricordi bellissimi che se potessi trasformerei in pellicola - adoro i film di famiglia - e quei sapori così precisi da non riuscire nemmeno a riprodurli, ma proverò, qualcosa già si è svelato dei segreti di nonna, e forse, tra qualche anno, potrò sentire le sue mani sulle mie quando cucinerò: solo allora saprò che potrò eguagliarla in tutto, nei gesti come nella pazienza, nella bontà come nella conoscenza propria degli anziani.
Nonna, nonno, vi voglio bene, tantissimo!
Di locali ne ho personalmente girati diversi, di pietanze ne ho gustate altrettante, di tutte le latitudini, e ho affinato così i miei gusti, concedendomi il lusso di conoscere sfumature della cucina fino a quel momento a me ignote.
Ma come per tutte le cose, sovente il meglio l'abbiamo sotto portata di mano, a poche centinaia di metri da casa, e nulla varrebbero i chilometri che saremmo pronti a percorrere per raggiungere quel tal posto dalla nomèa particolare o quell'altro locale di grido se raffrontati con quell'apparente e insignificante locandina sotto casa. Non so voi - ma non credo mi possiate smentire -, ma in questo genere di locali si mangia da Dio, spesso gratis, e si sta da Dio. Parlo del notissimo ristorante "della nonna"!
Oggi son due anni che la mia nonna non c'è più, e stasera, passeggiando solo soletto per strada, mi son ritrovato a riflettere sul peso di quest'assenza irreparabile: tanti sono i ricordi, certamente, ma quando si ha a che fare con la morte, chi l'ha sperimentato, sa che certe cose non tornano più, e che i ricordi da soli il più delle volte, se non sempre, non bastano... Sembra retorica, ma è così.
Beh, dicevo, passeggiavo e pensavo a episodi della mia infanzia, fino a pochi anni fa: mi sono accorto che da quando ero piccino io ho spesso pranzato o cenato in questo "ristorante", aperto ad ogni ora, per me, per le mie esigenze di nipote, dalle più serie e indispensabili alle più frivole e vezzose.
Da piccino ricordo che tornavo dalle elementari e aspettavo che tornasse il nonno, e mi nascondevo sotto la tavola già apparecchiata per fargli uno scherzo, mentre mamma e nonna cucinanavano, una pasta con uno sugo di pomodoro o un ragù di carne che non ho più assaggiato in giro, ma che riconoscerei fra mille se avessi modo di gustarne un'altra sola forchettata...
E poi mi vengono in mente i giorni delle medie e le superiori, quando rientrando da scuola mi ritrovavo il menu concordato il giorno dopo: salsicce, patatine fritte, i sofficini, la pasta, il riso col tastasàl, l'insalata... Il tutto condito con un dolce sorriso, con le premurosità uniche di una nonna, che sapeva perfettamente che olio usare, quanto sale mettere, quando condimento nella pasta dosare, quante patatine friggere, cosa comperarti al super... Io sono stato viziato, viziato all'amore, e ora che mi manca quest'importante tassello sono arrabbiato e rattristato, perchè vorrei poter godere ancora di certi privilegi, di quelle coccole mai finite, di quel sogno da cui mi son dovuto svegliare... E immaginare che, dopotutto, forse è solo un incubo durato il battito di ciglia di due lunghi anni, che la sveglia sta per suonare, e che arriverà Carmelo dell'Eismann e la nonna mi comprerà i fagottini agli spinaci, o le mini viennette alla panna, o quel gelato particolare che mi mandava in visibilio...
Non ho smesso nemmeno all'uny di andare a mangiare dalla nonna, anche quando non stava bene, anche quando aveva la badante che pur faceva bene da mangiare, alla moldava qualche volta. E nonna e nonno mangiavano di gusto, e io pure, perchè loro li sentivo vicini, facevamo comunella con i nostri battibecchi, le chiacchiere, i silenzi: eravamo una splendida famiglia. Ora mi rimangono un pugno di foto, ricordi bellissimi che se potessi trasformerei in pellicola - adoro i film di famiglia - e quei sapori così precisi da non riuscire nemmeno a riprodurli, ma proverò, qualcosa già si è svelato dei segreti di nonna, e forse, tra qualche anno, potrò sentire le sue mani sulle mie quando cucinerò: solo allora saprò che potrò eguagliarla in tutto, nei gesti come nella pazienza, nella bontà come nella conoscenza propria degli anziani.
Nonna, nonno, vi voglio bene, tantissimo!
Nessun commento:
Posta un commento